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Esame urodinamico: cos'è, come si esegue e quando serve

09 October 2026

A cura di Emanuela Frumenzio, specialista in urologia · Aggiornato a ottobre 2026

Molti disturbi urinari non dipendono da un difetto che si vede con un'ecografia o con una cistoscopia, ma da un problema di funzionamento della vescica e dello sfintere.

L'esame urodinamico (o studio urodinamico) è l'esame di riferimento per studiare come funziona la parte bassa dell'apparato urinario. Ecografia e cistoscopia mostrano com'è fatto l'organo; l'urodinamica misura come lavora durante il riempimento e lo svuotamento, registrando in tempo reale pressioni, flusso e attività dei muscoli.

Quando serve l'esame urodinamico

Non è un esame di primo livello. Si propone quando la visita, l'uroflussometria semplice o le terapie già provate non hanno chiarito il quadro:

  • Difficoltà a urinare negli uomini: nei pazienti con sospetta ipertrofia prostatica o stenosi, lo studio pressione-flusso permette di distinguere un vero ostacolo (prostata o collo vescicale) da una vescica che si contrae poco. Operare per liberare il passaggio quando la vescica è debole può non dare il beneficio atteso.
  • Incontinenza urinaria complessa o mista (uomo e donna): per distinguere l'incontinenza da sforzo (cedimento dei supporti o dello sfintere) da quella da urgenza (contrazioni involontarie della vescica), e orientare la scelta tra chirurgia e riabilitazione del pavimento pelvico. Vedi anche la pagina sull'incontinenza urinaria.
  • Vescica iperattiva che non risponde ai farmaci: quando urgenza, bisogno frequente e risvegli notturni non migliorano con le terapie orali, prima di valutare trattamenti avanzati (come la tossina botulinica in vescica o la neuromodulazione sacrale).
  • Vescica neurologica: è un controllo importante nei pazienti con sclerosi multipla, morbo di Parkinson, esiti di ictus, lesioni del midollo o neuropatia diabetica, per proteggere i reni dalle pressioni troppo alte in vescica e prevenire le infezioni.
  • Disturbi che persistono dopo un intervento: dopo interventi alla prostata, al prolasso o per una stenosi, quando i sintomi continuano o cambiano in modo inatteso.

Come si svolge l'esame

L'esame si esegue in ambulatorio, non richiede anestesia generale né sedazione e si svolge in più fasi.

1. Uroflussometria libera

Si arriva con la vescica piena e si urina in un apparecchio che registra il flusso spontaneo. Subito dopo, con un'ecografia sopra il pube, si misura l'urina rimasta in vescica (residuo post-minzionale).

2. Posizionamento dei sondini

Dopo la disinfezione e l'applicazione di un gel lubrificante con anestetico locale:

  • si introduce in vescica un sottile catetere a doppia via (circa 2 millimetri), che serve a riempire lentamente la vescica con soluzione fisiologica a temperatura corporea e a misurare la pressione in vescica;
  • si posiziona nel retto un piccolo sondino con palloncino, per misurare la pressione dell'addome;
  • quando il medico lo ritiene necessario, si applicano elettrodi adesivi sulla pelle vicino all'ano, per registrare l'attività dello sfintere (elettromiografia).

Il computer sottrae la pressione dell'addome da quella della vescica e ottiene la pressione del solo muscolo vescicale (detrusore). In questo modo il tracciato non risente di tosse, respiro o spinte dell'addome.

3. Fase di riempimento (cistomanometria)

La vescica si riempie lentamente. In questa fase il medico valuta:

  • la sensibilità: il momento in cui si avverte il primo stimolo, lo stimolo normale e il forte desiderio di urinare;
  • l'elasticità della parete vescicale (compliance): quanto riesce a distendersi mantenendo pressioni basse;
  • la stabilità del muscolo: se compaiono contrazioni involontarie che causano urgenza o perdite;
  • le perdite sotto sforzo, con colpi di tosse o spinta.

4. Fase di svuotamento (studio pressione-flusso)

Quando la vescica è piena si chiede al paziente di urinare nell'apparecchio, con i sondini ancora in sede. È la parte più importante dell'esame: la pressione prodotta dal muscolo vescicale viene messa a confronto con la velocità del flusso, e un diagramma (nomogramma di Abrams-Griffiths) indica se c'è un'ostruzione, se non c'è, o se la vescica spinge poco.

Possibili complicanze

L'esame è sicuro e le complicanze sono poco frequenti, ma conviene conoscerle:

  • Bruciore o fastidio alla minzione per qualche ora, e talvolta tracce di sangue nelle urine: sono i disturbi più comuni e passano in genere da soli.
  • Infezione urinaria: per questo si chiede un'urinocoltura negativa prima dell'esame. Se compaiono febbre, brividi o bruciore che peggiora, bisogna contattare il medico.
  • Ritenzione urinaria acuta: è rara. È l'impossibilità improvvisa di urinare dopo l'esame, e può comparire soprattutto in chi ha già un ostacolo al deflusso, per esempio per la prostata ingrossata o una stenosi. Se non si riesce a urinare e compare dolore o senso di vescica piena, bisogna rivolgersi subito al medico o al pronto soccorso.

Come prepararsi

  • Urinocoltura recente negativa: l'esame non si fa in presenza di un'infezione urinaria in corso.
  • Farmaci: in base al quesito clinico, lo specialista indica se sospendere per alcuni giorni i farmaci che modificano la contrazione della vescica (antimuscarinici, beta-3 agonisti) oppure se continuare ad assumerli per valutarne l'effetto. Non sospendere nulla di propria iniziativa.
  • Vescica normalmente piena: serve per fare la prima uroflussometria senza bere grandi quantità d'acqua all'ultimo momento.

Cosa facciamo a Pelvic Point

Un esame urodinamico non è una semplice stampa di grafici: ha valore se viene interpretato insieme alla storia clinica della persona. A Pelvic Point, a Perugia, i risultati entrano in un percorso con urologo, ginecologo e fisioterapista del pavimento pelvico:

  • Scelta della terapia: il risultato aiuta a decidere tra terapia medica, trattamenti mini-invasivi (come il vapore acqueo Rezum per la prostata, oppure Optilume per le stenosi dell'uretra), chirurgia o terapie conservative.
  • Riabilitazione del pavimento pelvico: i dati dell'elettromiografia e delle pressioni aiutano la fisioterapista a costruire un programma su misura, per correggere un'attività non coordinata dello sfintere, rilassare muscoli del perineo troppo contratti o rinforzare quelli che sostengono la continenza.
  • Esame con strumenti monouso: usiamo cateteri sottili e monouso, e spieghiamo ogni fase prima di cominciare.

FAQ - Domande Frequenti

L'esame urodinamico è doloroso?
In genere è ben tollerato. Può dare un po' di fastidio quando si introducono i cateteri, ma il gel con anestetico locale e il calibro molto piccolo degli strumenti lo rendono sopportabile.

Quanto dura?
La seduta dura in genere 30-45 minuti, compreso il colloquio iniziale, le fasi di riempimento e svuotamento e la spiegazione del referto.

Cosa si prova dopo?
Nelle ore successive è normale un lieve bruciore durante le prime minzioni o una leggera irritazione dell'uretra. Bere acqua in abbondanza nel resto della giornata aiuta. Se compaiono febbre, brividi, sangue abbondante nelle urine o non si riesce a urinare, bisogna contattare subito il medico.

Perché non bastano un'ecografia o una visita?
Ecografia e visita mostrano com'è fatto l'organo (dimensioni della prostata, calcoli, spessore della parete della vescica), ma non misurano la pressione che la vescica produce e non documentano la causa funzionale di un'incontinenza o di un blocco della minzione.

Posso guidare e lavorare subito dopo?
In genere sì. Non c'è sedazione né anestesia spinale, quindi non cambiano lo stato di vigilanza e i riflessi. Finito l'esame si torna a casa e si riprendono le attività di sempre.